Aprile

Finalmente è arrivata sul serio la Primavera e si sente l’aria più mite mentre i raggi del sole caldo ci accarezzano. Purtroppo la vita frenetica che facciamo non ci fa sempre vedere ed ammirare i cambiamenti delle stagioni.

La Primavera mi fa un effetto strano, sarà forse per i profumi o la luce intensa, mi sento come se uscissi da un letargo e la sensazione che provo è come un giramento di testa. Ho bisogno di guardare e cercare i cambiamenti  sugli alberi, nei prati e gustare così la natura in tutti i suoi odori e colori.

La poesia del disgelo” è un titolo perfetto per questo articolo che ho trovato sul blog Denver&Dintorni. I fiori, con delicatezza, si fanno spazio fra la neve e le foglie secche, per poi splendere al sole e farsi così scoprire in queste splendide immagini.

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Prima di primavera ci sono dei giorni
che alita già sotto la neve il prato,
che sussurrano i rami disadorni,
e c’è un vento tenero ed alato.

Il tuo corpo si muove senza pena,
la tua casa non ti par più quella,
tu ricanti una vecchia cantilena,
e ti sembra ancor tanto bella…

Anna Achmatova

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Ernesto Che Guevara

Quanto tempo è passato da quel giorno d’autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia…

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d’ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto “Che” Guevara…

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni…

“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…
“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…
……..

Da “Stagioni” Francesco Guccini

Ernesto «Che» Guevara, nasce il 14 giugno 1928 a Rosario in Argentina da Celia de la Serna, di origine spagnola e da Ernesto Guevara Lynch figlio di un irlandese. La madre è una donna colta, grande lettrice, appassionata soprattutto di autori francesi. Sofferente di asma fin da bambino, nel 1932 la famiglia Guevara si trasferisce vicino a Cordoba per consiglio del medico che prescrive per il piccolo Che un clima più secco.

“Ti ho conosciuto bambino
lì, in quella terra di Cordoba argentina
mentre giocavi tra i pioppi e il granturco,
le mucche delle vecchie fattorie, i braccianti …

Non ti ho più rivisto, finché un giorno seppi
che eri luce insanguinata, il nord,
quella stella
che ogni attimo bisogna guardare
per sapere dove ci troviamo.”

Rafael Alberti (da “A Ernesto Che Guevara”)

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Ultima lettera ai genitori:

1° aprile 1965

Cari vecchi,(1)

ancora una volta sento sotto i miei talloni il costato di Ronzinante; mi rimetto in cammino col mio scudo al braccio.

Sono passati quasi dieci anni da quando vi scrissi un’altra lettera di commiato. Per quel  che ricordo, mi lamentavo di non essere il miglior soldato e miglior medico: il secondo ormai non m’interessa, come soldato non sono tanto male.

Nulla è cambiato in sostanza, salvo il fatto che sono molto più cosciente, che il mio marxismo  si è radicato e depurato. Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi e sono coerente con le mie idee. Molti mi definiranno avventuriero, e lo sono; ma di un genere diverso, di quelli che rischiano la pelle per dimostrare le proprie verità. Può darsi che questa sia la volta definitiva. Non lo cerco, ma rientra nei calcolo logico delle probabilità. Se è così, eccovi un ultimo abbraccio.

Vi ho molto amato, ma non ho saputo esprimere il mio affetto:  sono estremamente rigido nelle mie azioni e credo che a volte non mi abbiate compreso. Non era facile capirmi, del resto, credetemi almeno oggi.

Ora, una volontà che ho affinato con amore d’artista sosterrà delle gambe e dei polmoni stanchi. Riuscirò. Ricordatevi ogni tanto di questo condottiero del XX secolo.

Un bacio a Celia, a Roberto, Juan Martin e Popotin, a Beatriz, a tutti. A voi un grande abbraccio di figliol prodigo e recalcitrante.

Ernesto

da “Ernesto Che Guevara – Scritti scelti”  a cura di Roberto Massari

(1)   La traduzione in italiano di “vecchi” non corrisponde esattamente al titolo affettuoso molto comune in America latina di vejo/veja.

Nel 1966, ai primi di novembre,  Che Guevara compare in Bolivia sotto falso nome e con sembianze irriconoscibili.
L’8 ottobre 1967 il gruppo del Che è accerchiato da centinaia di uomini. Il Che, ferito alle gambe, viene catturato e  trasportato nella scuola del villaggio di Higueras. Non risponde ad alcuna domanda e viene lasciato senza cure tutta la notte.
Al mattino del 9 ottobre 1967 viene ucciso, per decisione ufficiale del governo.