“Il leopardo” di Jo Nesbo

“Harry aspettò di udire gli pneumatici scricchiolare sulla ghiaia e sparire alle sue spalle prima di girare la chiave ed entrare. Premette l’interruttore della luce e indugiò mentre la porta si richiudeva dietro sbattendo. L’odore, il silenzio, la luce che lambiva l’armadio, tutto gli parlava, era come immergersi in una vasca di ricordi. Lo avvolsero, lo scaldarono, gli fecero venire un nodo alla gola. Si tolse il cappotto e si sfilò gli anfibi scalciando. Poi camminò. Da una stanza all’altra. Da un anno all’altro. Da mamma a papà a Sos, e infine a se stesso. La sua cameretta. Il poster di Clash, quello della chitarra che stava per essere sbattuta in terra. Si distese sul letto e inspirò l’odore del materasso. Poi arrivarono le lacrime.”

da: “Il leopardo” – Einaudi – di Jo Nesbo

Poesia e canzone

A volte, leggendo una poesia, mi viene in mente una canzone: è  successo anche questa volta con questa poesia di Lalla Romano e la canzone “La tasca piena di sassi” di Jovanotti, dove ricorda  il dolore e il senso di abbandono provato da bambino.

Non so spiegarmi il motivo, saranno i sentimenti  che attraversano la poesia e  la canzone, o la tristezza che suscitano, oppure i ricordi. Sì, quelli si impara a sopportarli, si mettono in tasca, nel cuore, ogni tanto si dimenticano per poco, poi si riprendono di nuovo. Sì, faranno sempre parte di noi.

Perché ascoltiamo queste note struggenti
quando l’aria è più dolce
e il giardino incantato?

Perché non si aprono gli scrigni di cristallo
quando la terra è povera?

Dolcezza si aggiunge a dolcezza
e la nudità è più nuda
nel solitario abbandono

(Lalla Romano)

 Le tasche piene di sassi”  (interpretata da Jovanotti nel 2011)

Volano le libellule,
sopra gli stagni e le pozzanghere in città,
sembra che se ne freghino,
della ricchezza che ora viene e dopo va,
prendimi non mi concedere,
nessuna replica alle tue fatalità,
eccomi son tutto un fremito ehi.

Passano alcune musiche,
ma quando passano la terra tremerà,
sembrano esplosioni inutili,
ma in certi cuori qualche cosa resterà,
non si sa come si creano,
costellazioni di galassie e di energia,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere
vienimi a prendere
mi riconosci ho le tasche piene di sassi.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Sbocciano i fiori sbocciano,
e danno tutto quel che hanno in libertà,
donano non si interessano,
di ricompense e tutto quello che verrà,
mormora la gente mormora
falla tacere praticando l’allegria,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere
vienimi a prendere
mi riconosci ho un mantello fatto di stracci.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
vienimi a prendere
mi vien da piangere,
mi riconosci ho le scarpe piene di sassi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

(Scritto dal cantautore stesso insieme a Franco Santamecchi)

Luna.

In queste sere calde di settembre c’è una bellissima luna piena  che si alza piano piano da dietro i palazzi  appena incomincia a diventare buio. Poi splende alta nel cielo stellato ed entra nelle nostre case attraverso le finestre aperte.

E’ uno spettacolo  che mi  riempie il cuore di emozioni, sentimenti e ricordi. Di colpo mi riporta indietro negli anni,  nel periodo dell’adolescenza fatto di incertezze, complessi, paure, solitudine  e rivedo  con la memoria  il film “Colazione da Tiffany” con la colonna sonora “Moon River” composta  da Johnny Mercer e Henry Mancini, cantata da Audrey Hepburn.

Quanti sogni e speranze…

Da “La ragazza delle arance” di Jostein Gaarder (Oslo 1952).

“Ho già accennato al fatto che suono il piano. Non sono proprio un genio del pianoforte, ma riesco a suonare il primo movimento della sonata Al chiaro di luna di Beethoven quasi senza errori. A volte, quando sono da solo a suonare il primo movimento della sonata, ho come la sensazione di essere sulla luna, seduto davanti  a un pianoforte a coda, e, mentre suono, la luna e il pianoforte e io fluttiamo intorno alla terra. Mi immagino che le note che suono si sentano per tutto il sistema solare, se non fino a Plutone, almeno fino a Saturno.”

Ben E. King – Stand by me

Dopo aver visto sul blog di “Mi Piace Amaro” il video di Billie Holliday “Blue Moon”, mi è subito venuto in mente la canzone “Stand by me”. Sarà il bianco e nero, oppure i ricordi delle prime feste che si facevano in casa la domenica pomeriggio, si ballava e si ascoltavano i dischi che arrivavano dall’America o dall’Inghilterra. Non capivamo le parole, ma quanta dolcezza nella musica e che emozione trascorrere in compagnia quelle ore con gli amici. Per poter uscire si faticava da pazzi, i genitori erano severissimi e solo i fortunati potevano offrire l’alloggio per ritrovarci. Nascevano così le prime simpatie, i primi turbamenti, i primi amori e i primi dispiaceri.

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Quanti sogni…e illusioni.

Non ho rimpianti di quel periodo, non sapevo di poter decidere da sola della mia vita in futuro, dipendevo troppo dagli altri, non mi era stato insegnato a prendere delle decisioni e ad essere libera, i genitori erano troppo autoritari. Ci si sposava giovani per andare via di casa, ma non sempre era la scelta migliore e non sempre era per amore. Tante ragazze sono state fortunate, altre sono passate dall’autorità dei genitori a quella del marito. Poi c’è stato il ’68…

Ma non eravamo tutte pronte ai cambiamenti e non tutte avevano il coraggio di prendere una decisione. Tante incertezze e paure dell’infanzia e della gioventù, purtroppo, non si riescono a cancellare. Per questo motivo non rimpiango quel periodo. Ho sofferto troppo, mi è mancata la libertà.

[http://www.youtube.com/watch?v=Vbg7YoXiKn0]

Il video “Stand by me” di Ben E. King

Abruzzo. – “Pensieri e Ricordi” –

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Penna Sant’Andrea

Le immagini drammatiche che in questi giorni appaiono in televisione mi fanno ricordare quando da piccola, crollò la casa dove abitavo. Avevo circa tre anni ed ero nata subito alla fine della seconda guerra a Penna Sant’Andrea, un paesino dell’Abruzzo in provincia di Teramo. Successe anche quella volta di notte, per una conseguenza dei bombardamenti; noi ci salvammo, purtroppo però due persone non fecero in tempo a fuggire e morirono.

Ricordo ancora in modo chiaro quando nei giorni successivi andavo sopra le macerie a cercare qualche oggetto o qualcosa che potesse servire. Non mi rendevo conto della gravità, ero una bambina. Però quando qualche anno fa sono ritornata, dopo tantissimi anni a cercare quel posto e qualche affetto per ricostruire la mia infanzia, al posto delle macerie trovai una terrazza.

Dal quel posto, guardandomi intorno e con il vento che mi entrava nei capelli, potevo ammirare il Gran Sasso, c’era silenzio tutt’intorno, ma per me non era un silenzio che portava pace, ma dolore. Un dolore per aver avuto una infanzia e una fanciullezza priva di amore e la persona che ero andata a cercare, era lì, nel piccolo cimitero. Non mi aveva mai cercata. Ormai era tutto troppo tardi.

Si convive con il dolore, si cercano i modi per non pensare al passato… ma purtroppo spesso, troppo spesso, una parola, un’immagine e la ferita si riapre.

E’ successo così, in questi giorni, guardando le immagini delle case distrutte ed i volti delle persone.

Parco Nazionale del Gran Sasso