Dedica: “Tu non sai” di Alda Merini

Piccola, per il tuo compleanno di domani, ti dedico questa poesia. Auguri e, ricordati, sono sempre con te

Tu non sai
Tu non sai : ci sono betulle che di notte levano le loro radici,

e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano

o diventano sogni.

Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.

Pensa che un albero canta e ride.

Pensa che un albero sta in un crepaccio

e poi diventa vita.

Te l’ho già detto : i poeti non si redimono,

vanno lasciati volare tra gli alberi

come usignoli pronti a morire

Alda Merini, poetessa e scrittrice.

Betulle

14 febbraio S.Valentino 1978: Vorrei essere …

Ho ritrovato un biglietto all’interno di un libro con questa dedica:

“14 febbraio S. Valentino 1978

Vorrei essere

quel punto nel

vuoto

che a volte

fissi distratta

saresti ancor

più mia

in quell’attimo

in cui non sai

d’esistere.”

Un pensiero per una “Persona speciale”.

E’ un periodo un po’ così e così: in questo momento sei in ospedale piena di macchie rosse, sì proprio come la Pimpa. Hai dimostrato di essere coraggiosa, cerchi di superare le paure, anche con le lacrime, basta spiegarti cosa devi fare e le medicine da prendere. Stesa nel lettino, sembri  più piccola e indifesa ma so con certezza che hai carattere da vendere. Con le  tue gote rosse sei bellissima, hai uno sguardo dolcissimo e ispiri maggior tenerezza.
Passeranno in fretta questi giorni, arriverà Babbo Natale, ricordi cosa desideri? Un lecca lecca, costruzioni e un trenino … forza piccola, tornerai presto a casa.
Nel frattempo, durante i tuoi sogni, ti auguro un mondo pieno di Fate:

Fate, smettete le vostre canzoni,
e le mie bianche campane ascoltate:
voi li sentite, quei suoni lontani?
E quel che dicono, voi lo sapete?
Sono campane di neve che spuntano
dai loro gambi, e dolci suonano:
parlano forse di quel paese
dove ogni cosa è bella e cortese?

Cicely Mary Barker, l’ideatrice delle fate dei fiori.

Fiore di Maggio. Dedicata ad una “Persona speciale”.

Fiore di Maggio – Fabio Concato 1984   Video Ufficiale
http://www.youtube.com/watch?v=B82I66SJJNc&feature=related
Tu che sei nata dove c’è sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si può tuffare
e quel sole ce l’hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio è  nato un fiore.
E ti ricordi c’era il paese in festa
tutti ubriachi di canzoni e di allegria
e pensavo che su quella sabbia
forse sei nata tu
o a casa di mio fratello non ricordo più.
E ci hai visto su dal cielo
ci hai trovato e piano sei venuta giù
un passaggio da un gabbiano
ti ha posata su uno scoglio ed eri tu.
Ma che bel sogno era maggio e c’era caldo
noi sulla spiaggia vuota ad aspettare
e tu che mi dicevi guarda su quel gabbiano
stammi vicino e tienimi la mano.
E ci hai visto su dal cielo
ci hai trovato e piano sei venuta giù
un passaggio da un gabbiano
ti ha posata su uno scoglio ed eri tu.
Tu che sei nata dove c’è sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si può tuffare
e quel sole ce l’hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio nasce un fiore.

Gustavo Poblete Catalan

Sarah Scazzi. Una preghiera, un pensiero.

Il cuore sanguina, si perde il cuore
goccia a goccia, si piange interiormente,
goccia a goccia, così, senza rumore,
e lentamente, tanto lentamente,
si perde goccia a goccia tutto il cuore
e il pianto resta qui, dentro la mente,
non si piange dagli occhi, il pianto vero
è invisibile, qui, dentro il pensiero.

Patrizia Valduga “Requiem”.

Cambiamento, ricominciare. “Il sorriso” di William Blake.

Sì, è arrivato il momento di ricominciare una nuova vita, da sola.

Gestire la propria libertà, gestire anche le azioni quotidiane, quando non si è abituati, non è facile. Questo cambiamento mi porta ad abituarmi ad altre pareti, altri suoni e silenzi, altri odori, altri vicini per ora sconosciuti. Non è facile, ma è stato ancor più difficile prendere una decisione. Adesso debbo imparare a conoscere tutti i miei sentimenti, a convivere con le mie paure e prendere coscienza del mio stato d’animo. Purtroppo, per adesso, è la tristezza a prendere il sopravvento.

Ho comunque la speranza di avere un futuro sereno. Voglio, guardandomi indietro, ripensare alle cose belle e poco per volta accettare anche le cose che mi procurano ancora dolore, senza rabbia o rancore. Tutto questo anche per le persone che mi sono vicine.

Quando si arriva ad una rottura non è soltanto per un tradimento, ma per diversi episodi a cui subito non si dà importanza, oppure si lascia perdere per il quieto vivere. Nel frattempo si cambia, incominciano le delusioni nel capire che la persona con cui si vive non corrisponde più alla persona che abbiamo scelto, perché anche noi cambiamo, diventiamo più esigenti, più consapevoli e pretendiamo giustamente di essere considerate di più nel rapporto a due.

Quello che serve è il rispetto e la fiducia, anche se l’amore finisce, se mancano questi due elementi …allora è la fine di tutto. E’ più comodo accettare compromessi e far finta di nulla, ma dobbiamo comunque avere il coraggio di guardarci dentro ed avere il rispetto anche per noi stessi.

Vicino ad una vecchia foto ho ritrovato un biglietto con questa dedica: “Sorridi così. Ancora una volta”.

Questa poesia è di William Blake (Londra, 28 novembre 1757 – Londra, 12 agosto 1827), poeta, incisore, e pittore.

“Il sorriso”

C’è un sorriso d’amore
e un sorriso di inganno.
E c’è un sorriso di sorrisi
nel quale questi due sorrisi si incontrano.

C’è uno sguardo d’odio
e uno sguardo di disprezzo.
E c’è uno sguardo fatto di questi sguardi
che tu ti sforzi di dimenticare invano.

Perché a fondo nel profondo del cuore penetra
e affonda nel profondo delle ossa
e nessun sorriso che fu mai sorriso
ma solo quel sorriso solo
quello che dalla culla alla tomba
si può sorridere solo una volta
e quando è sorriso
ha fine ogni miseria.

“Pappagalli verdi”. Gino Strada. Cronache di un chirurgo di guerra.

E’ stato faticoso leggere tutto questo libro e arrivare alla fine.

Già dalle prime pagine, nel leggerlo, ho provato una sensazione di freddo e la voglia di chiuderlo per allontanare dalla testa quelle immagini di sofferenza, i ricordi, le amarezze descritte da Gino Strada, durante la sua esperienza di medico sugli scenari di guerra: Afghanistan, Perù, Bosnia, Gibuti, Somalia, Etiopia, Kurdistan, Cambogia.

Poi ho ripreso la lettura per rendermi conto di cosa è veramente la tragedia, lo strazio e il dolore fisico.

. . .

...“Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’hanno raccolta sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…” e si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo, adesso posso collocare come un puzzle il pezzo di plastica che ho in mano, è l’estremità dell’ala. “…Vengono giù a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota. Chiedi ad Abdullah, l’autista dell’ospedale, uno dei bambini di suo fratello ne ha raccolta una l’anno scorso ha perso due dita ed è rimasto cieco”.

. . .

Alla fine del libro c’è la dedica alla moglie Teresa Sarti, morta il 1° settembre 2009, è una bellissima dichiarazione d’amore:

“Ho voluto metterla alla fine, questa dedica, perchè tutto quello che precede, esattamente tutto, è stato reso possibile dalla generosità, dall’intelligenza, dalla pazienza e soprattutto dall’amore di Teresa.

Così una dedica si è trasformata nella logica conclusione di questo libro che, anche se poca cosa, è interamente suo.

Lei lo ha “scritto” lasciandomi scorrazzare per il mondo, lasciando che togliessi a lei, e a nostra figlia, tempo, dedizione, sostegno, e purtroppo anche amore.

Lei lo ha scritto, sopportando di non sentire mie notizie per mesi pur sapendomi in zone di guerra, sobbarcandosi da sola l’educazione di una figlia e i cento guai di una famiglia, aspettando i miei ritorni, ascoltando ogni volta le mie preoccupazioni, coccolando i miei sogni e le mie follie.

Senza mollarmi mai, anche quando lo avrei capito cento volte…

Non sono mai stato capace di dirgliele di persona fino in fondo, queste cose, per lo stupido orgoglio che è sempre lì a proteggere la mia fragilità.

Ma vorrei che lei sapesse che in ogni momento di questi lunghi anni, anche quando mi sentivo soddisfatto-indipendente-autonomo-realizzato, anche quando…non ho mai smesso di sentire dentro una tristezza, tanta nostalgia, un sacco di rimorsi. Spesso mi sono sentito un ladro, un truffatore.

Avrei dovuto essere vicino a lei, darle amore e aiuto, partecipare ai suoi problemi, insomma esserci.

E invece ero in giro a occuparmi di me e di gente strana, col turbante o con gli occhi a mandorla, di bambini altrui, di sconosciuti che ho curato perchè andava fatto ma forse, innanzituttto, per la mia personale soddisfazione.

A qualcuno sarò stato utile. Che cosa io abbia guadagnato non lo so, so di certo che cosa ho perso.

Tornassi indietro, rifarei quasi tutto. Vorrei solo che al mio fianco, in ognuno dei tanti luoghi pieni di sofferenza che ho visto, ci fosse sempre lei.

A consigliarmi, a impedirmi di sbagliare, a dividere con me momenti importanti, che solo la sua presenza avrebbe potuto rendere irripetibili.

A Teresa.”

Luigi Strada detto Gino, è un chirurgo italiano, fondatore di Emergency.

Teresa Sarti Strada, co-fondatrice, insieme al marito Gino Strada, di Emergency.