Finalmente sei arrivato!

Finalmente il 20 ottobre sei arrivato, dopo essere stato cullato e protetto per nove mesi nella pancia della mamma, benvenuto Leonardo.

Il tuo arrivo ci ha riempito di gioia, sono nuovamente nonna, un regalo bellissimo grazie ai tuoi genitori.

Grazie anche alle ostetriche Sabrina e Rossana che ti hanno aiutato a venire al mondo, sono state professionali ma anche molto umane, hanno reso quel giorno magico.

Buona vita piccolo raggio di sole, ti auguro tutto il bene possibile.

Parla, canta, sorridi al tuo bambino,

fin da quando viene al mondo:

la tua voce lo accarezza, lo conforta, lo circonda.

Aspetta, con calma, che lui ti risponda.

Viaggia con lui, tra parole e colori,

trasforma il suo mondo in piccole storie:

fagli capire, con gesti e parole,

la tenerezza dell’essere insieme.

Le storie che ascolta lo portano in volo,

gli danno parole che non conosceva,

gli mettono in fuga i mostri più cupi,

rispondono quiete a mille perché.

Leggi ogni giorno con il tuo bambino.

Digli così quanto bene gli vuoi,

fagli un regalo che dura per sempre.

(Rita Valentino Merletti)

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Autunno, primi colori.

Ora il fuoco d’autunno brucia lento lungo i boschi,

E giorno dopo giorno le foglie cadono e s’impoltigliano

E notte dopo notte il vento minaccioso geme

Nelle serrature, e racconta di campi vuoti,

Di montane solitudini, di ondate ampie e cupe.

Ora si sente la potenza della malinconia,

Più tenera nei suoi umori d’ogni gioia

Che elargisce l’indulgente estate.

William Allingham, poeta irlandese (19 marzo 1824 – 18 novembre 1889)

Da “Il diario di campagna di una signora inglese del primo novecento” – Edith Holden, artista e insegnante d’arte britannica (26 settembre 1871 – 15 marzo 1920)

Dedica: “Tu non sai” di Alda Merini

Piccola, per il tuo compleanno di domani, ti dedico questa poesia. Auguri e, ricordati, sono sempre con te

Tu non sai
Tu non sai : ci sono betulle che di notte levano le loro radici,

e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano

o diventano sogni.

Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.

Pensa che un albero canta e ride.

Pensa che un albero sta in un crepaccio

e poi diventa vita.

Te l’ho già detto : i poeti non si redimono,

vanno lasciati volare tra gli alberi

come usignoli pronti a morire

Alda Merini, poetessa e scrittrice.

Betulle

“Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima … “

“Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima, del mio cuore una dimora per la tua bellezza, del mio petto un sepolcro per le tue pene.

Ti amerò come le praterie amano la primavera, e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.

Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane; ascolterò il linguaggio della tua anima come la spiaggia ascolta la storia delle onde.”

Khalil Gibran da “Le ali spezzate”

“Soldati” di Giuseppe Ungaretti

Bosco di Courton luglio 1918

 

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

da: Vita di un uomo 106 Poesie

1914-1960 di Giuseppe Ungaretti

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“Sonetto del dolce lamento”

Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del respiro.

Temo di essere lungo questa riva
un tronco spoglio, e quel che più m’accora
è non avere fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mio

non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarisci le acque del tuo fiume
con foglie dell’Autunno mio impazzito.

da: “I sonetti dell’amore oscuro” a cura di Claudio Rendina

Federico García Lorca (Fuentevaqueros (Granada) 5 giugno 1898 – Víznar (Granada) 19 agosto 1936).

Autunno

Autunno

“Elsa Wertman” da Antologia di Spoon River

Ero una campagnola tedesca
dagli occhi azzurri, rosea, robusta e felice.
E il primo posto dove lavorai fu da Thomas Greene.
Un giorno d’estate che lei era fuori,
Thomas s’infilò in cucina e mi prese
stretto fra le braccia e mi baciò sulla gola,
distogliendo io la faccia. Nessuno di noi due
ebbe l’aria di accorgersi di quello che avvenne.
E io piangevo del mio avvenire,
e piansi quando il mio segreto si vide.
Un giorno lei mi disse che aveva capito,
e non avrebbe fatto chiasso
e, poiché era senza figli, adotterebbe il mio.
(Thomas le aveva dato una cascina perché se ne stesse
                 tranquilla).
Così lei si nascose in casa e mandò in giro voci
come se ciò che accadeva accadesse a lei.
E tutto andò bene, e il bimbo nacque. Furono così gentili
                con me!
Più tardi sposai Gus Wertman,e passarono gli anni.
Ma – alle adunanze politiche quando il pubblico credeva
che io piangessi
all’eloquenza di Hamilton Greene –
non era questo.
No! Avrei voluto gridare:
“Quello è mio figlio! mio figlio!”

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River
A cura di Fernanda Pivano
Einaudi Editore