“In un libro”

Un bel libro mi può portare

In posti che oso solo immaginare

Salgo sul vascello dei pirati

o su motoscafi colorati,

su una nave volto il foglio

e trovo tutto quello che voglio,

tra le rovine di un castello

in una casetta, su un ruscello,

da un palazzo posso volare

e un’altra pagina girare,

qui sono tra lupi affamati

e orsi ammaestrati,

ma arriva un gatto con gli stivali,

che mi dice: – Chiudi il libro

e dormi fino a domani.

da “La nuova Guida “ Fabbri di Sabrina Albertini e Teresa Albertini

“Bimbo che dorme” Stanisław Wyspiański

Annunci

“I sogni nella luce”

Dedico questa poesia alla mia nipotina:

Vorrei entrare nei tuoi occhi spenti
Cercare tra le stanze che non usi
Scoprire se i tuoi sogni sono assenti
O se da qualche parte li hai rinchiusi
Illuminarli un attimo soltanto
Per ricordarti dove li hai nascosti
Se non sapevi più di averli accanto
Se li credevi persi in altri posti
Vorrei vedere gli occhi tuoi sorpresi
E poi scappare via e lasciarli accesi

da Poesie di Luce – di Sabrina Giarratana, illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini

La tua casa risuona come un treno a mezzogiorno … di Pablo Neruda

XXXVIII

La tua casa risuona come un treno a mezzogiorno,
ronzano le vespe, cantan le casseruole,
la cascata enumera i fatti della rugiada,
il tuo viso svolge il suo gorgheggio di palma.

La luce azzurra del muro conversa con la pietra,
giunge come un pastore fischiando un telegramma
e tra i due fichi dalla voce verde
Omero sale con scarpe prudenti.

Solo qui la città non ha voce né pianto,
né infinito, né sonate, né labbra, né tromba,
ma un discorso di cascata e di leoni,

e tu che sali, canti, corri, cammini, scendi,
pianti, cuci, cucini, inchiodi, scrivi, torni
o sei partita e si sa ch’è iniziato l’inverno.

Pablo Neruda

 

Autunno, primi colori.

Ora il fuoco d’autunno brucia lento lungo i boschi,

E giorno dopo giorno le foglie cadono e s’impoltigliano

E notte dopo notte il vento minaccioso geme

Nelle serrature, e racconta di campi vuoti,

Di montane solitudini, di ondate ampie e cupe.

Ora si sente la potenza della malinconia,

Più tenera nei suoi umori d’ogni gioia

Che elargisce l’indulgente estate.

William Allingham, poeta irlandese (19 marzo 1824 – 18 novembre 1889)

Da “Il diario di campagna di una signora inglese del primo novecento” – Edith Holden, artista e insegnante d’arte britannica (26 settembre 1871 – 15 marzo 1920)

“Il leopardo” di Jo Nesbo

“Harry aspettò di udire gli pneumatici scricchiolare sulla ghiaia e sparire alle sue spalle prima di girare la chiave ed entrare. Premette l’interruttore della luce e indugiò mentre la porta si richiudeva dietro sbattendo. L’odore, il silenzio, la luce che lambiva l’armadio, tutto gli parlava, era come immergersi in una vasca di ricordi. Lo avvolsero, lo scaldarono, gli fecero venire un nodo alla gola. Si tolse il cappotto e si sfilò gli anfibi scalciando. Poi camminò. Da una stanza all’altra. Da un anno all’altro. Da mamma a papà a Sos, e infine a se stesso. La sua cameretta. Il poster di Clash, quello della chitarra che stava per essere sbattuta in terra. Si distese sul letto e inspirò l’odore del materasso. Poi arrivarono le lacrime.”

da: “Il leopardo” – Einaudi – di Jo Nesbo

“Soldati” di Giuseppe Ungaretti

Bosco di Courton luglio 1918

 

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

da: Vita di un uomo 106 Poesie

1914-1960 di Giuseppe Ungaretti

immagine-1

“Elsa Wertman” da Antologia di Spoon River

Ero una campagnola tedesca
dagli occhi azzurri, rosea, robusta e felice.
E il primo posto dove lavorai fu da Thomas Greene.
Un giorno d’estate che lei era fuori,
Thomas s’infilò in cucina e mi prese
stretto fra le braccia e mi baciò sulla gola,
distogliendo io la faccia. Nessuno di noi due
ebbe l’aria di accorgersi di quello che avvenne.
E io piangevo del mio avvenire,
e piansi quando il mio segreto si vide.
Un giorno lei mi disse che aveva capito,
e non avrebbe fatto chiasso
e, poiché era senza figli, adotterebbe il mio.
(Thomas le aveva dato una cascina perché se ne stesse
                 tranquilla).
Così lei si nascose in casa e mandò in giro voci
come se ciò che accadeva accadesse a lei.
E tutto andò bene, e il bimbo nacque. Furono così gentili
                con me!
Più tardi sposai Gus Wertman,e passarono gli anni.
Ma – alle adunanze politiche quando il pubblico credeva
che io piangessi
all’eloquenza di Hamilton Greene –
non era questo.
No! Avrei voluto gridare:
“Quello è mio figlio! mio figlio!”

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River
A cura di Fernanda Pivano
Einaudi Editore