“Il leopardo” di Jo Nesbo

“Harry aspettò di udire gli pneumatici scricchiolare sulla ghiaia e sparire alle sue spalle prima di girare la chiave ed entrare. Premette l’interruttore della luce e indugiò mentre la porta si richiudeva dietro sbattendo. L’odore, il silenzio, la luce che lambiva l’armadio, tutto gli parlava, era come immergersi in una vasca di ricordi. Lo avvolsero, lo scaldarono, gli fecero venire un nodo alla gola. Si tolse il cappotto e si sfilò gli anfibi scalciando. Poi camminò. Da una stanza all’altra. Da un anno all’altro. Da mamma a papà a Sos, e infine a se stesso. La sua cameretta. Il poster di Clash, quello della chitarra che stava per essere sbattuta in terra. Si distese sul letto e inspirò l’odore del materasso. Poi arrivarono le lacrime.”

da: “Il leopardo” – Einaudi – di Jo Nesbo

“Soldati” di Giuseppe Ungaretti

Bosco di Courton luglio 1918

 

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

da: Vita di un uomo 106 Poesie

1914-1960 di Giuseppe Ungaretti

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“Elsa Wertman” da Antologia di Spoon River

Ero una campagnola tedesca
dagli occhi azzurri, rosea, robusta e felice.
E il primo posto dove lavorai fu da Thomas Greene.
Un giorno d’estate che lei era fuori,
Thomas s’infilò in cucina e mi prese
stretto fra le braccia e mi baciò sulla gola,
distogliendo io la faccia. Nessuno di noi due
ebbe l’aria di accorgersi di quello che avvenne.
E io piangevo del mio avvenire,
e piansi quando il mio segreto si vide.
Un giorno lei mi disse che aveva capito,
e non avrebbe fatto chiasso
e, poiché era senza figli, adotterebbe il mio.
(Thomas le aveva dato una cascina perché se ne stesse
                 tranquilla).
Così lei si nascose in casa e mandò in giro voci
come se ciò che accadeva accadesse a lei.
E tutto andò bene, e il bimbo nacque. Furono così gentili
                con me!
Più tardi sposai Gus Wertman,e passarono gli anni.
Ma – alle adunanze politiche quando il pubblico credeva
che io piangessi
all’eloquenza di Hamilton Greene –
non era questo.
No! Avrei voluto gridare:
“Quello è mio figlio! mio figlio!”

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River
A cura di Fernanda Pivano
Einaudi Editore

“Se io fossi …”

SE IO FOSSI UN LIBRO …

… avrei MILLE STORIE da raccontare

e sempre un lieto fine da regalare.

Avrei pagine colme di sogni, colori, parole,

sorrisi, e luoghi meravigliosi da visitare.

Con “C’ERA UNA VOLTA …”

potrei cominciare e a ogni pagina fruscerei felice,

STROPICCIATO DA DITA IMPAZIENTI.

da: “Se io fossi …” edizioni Pon Pon

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Buon compleanno, cuore mio!

“Mio cuore, mio cuore fedele. Meno aitante di un tempo, certo, ma così fedele! La notte scorsa ho fatto un esercizio infantile: calcolare il numero di battiti del mio cuore da quando sono nato. Data una media di sessantadue battiti al minuto moltiplicati per sessanta minuti di un’ora, moltiplicati per ventiquattro ore al giorno, moltiplicate per trecentosessantacinque giorni all’anno, moltiplicati per settantanove anni. Non riesco più, ovvio, a calcolare tutto a mente. Quindi, calcolatrice. Circa tre miliardi di battiti! Senza tener conto degli anni bisestili e delle accelerazioni dell’emozione! Ho posato la mano sul petto e ho sentito il mio cuore scandire, tranquillo, regolare, i battiti che mi restano. Buon compleanno, cuore mio!”

da: “Storia di un corpo” – Feltrinelli – di Daniel Pennac

 

“Un Libro con te”

Ha onde di carta leggera,
ha righe che sono orizzonti,
ti getta in una bufera,
ti salva con isole e ponti.
Ti sta in una mano ma è grande,
ti sta fra le dita ma è fondo,
ti semina in testa domande,
ti spiega il gioco del mondo.
Lo apri, e lui apre te.
Lo chiudi, però resta aperto.
E’ come un amico che c’è:
fedele, socievole, certo.

Roberto Piumini
Poeta

Un Libro con te

 

“Benjamin Pantier” da Antologia di Spoon River

Giacciono insieme in questa tomba Benjamin Pantier, procuratore,

e in cane Nig, suo fedele compagno, conforto e amico.

Lungo la strada grigia, amici, bimbi, uomini e donne,

uscendo a uno a uno dal mondo, mi lasciarono finché fui solo

con Nig amico indivisibile, coniuge e compagno nel bere.

Nel mattino della vita io conobbi aspirazioni e intravidi la gloria.

Poi colei che mi sopravvive, accalappiò la mia anima

con una rete che mi dissanguò,

finch’io, un tempo indomabile, giacqui spezzato, indifferente nel retro di un sudicio ufficio.

Sotto la mia mascella è appoggiato il naso di Nig –

la nostra storia finisce nel nulla. Va’, folle mondo!

da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters

traduzione integrale della “Spoon River Anthology” (1915) di Fernanda Pivano

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 Fotografia di William Willinghton