“L’identità” di Milan Kundera

“L’indomani è andata al cimitero (ci va almeno una volta al mese) e si è fermata davanti alla tomba di suo figlio. Quando è lì, Chantal parla sempre con lui, e quel giorno, come se avesse bisogno di spiegarsi, di giustificarsi, gli ha detto, tesoro, tesoro mio, non pensare che non ti ami o che non ti abbia amato; è proprio perché ti ho amato, invece, che se tu fossi ancora qui non sarei potuta diventare quello che sono. E’ impossibile avere un figlio e disprezzare il mondo così com’è fatto, perché è a questo mondo che l’abbiamo destinato. E’ per via di nostro figlio che ci interessiamo tanto al mondo, che pensiamo al suo futuro, che ci lasciamo coinvolgere nel suo frastuono e nei suoi fermenti e prendiamo sul serio la sua irrimediabile stupidità. Morendo, mi hai privata del piacere di stare con te, ma al tempo stesso mi hai resa libera. Libera di fronte al mondo che non amo. E se posso permettermi di non amarlo è solo perché tu non ci sei più. I miei pensieri cupi non possono più ricadere su di te come una maledizione. Oggi, a distanza di tanti anni, voglio dirti che ho capito: la tua morte è stata un dono – e questo terribile dono io ho finito di accettarlo.”

da: “L’identità” Ed. Adelphi 1997, di Milan Kundera (nato in Boemia, vive in Francia).

“Passeggiata al cimitero” Antonio López García 

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