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“Fioccco di neve”

. . .

“Alle tre del pomeriggio, Ellie si rivolse a Frank: “Ho comprato un minuscolo albero di Natale di plastica. Ti va di decorarlo insieme a Ramesh?”

E di colpo, i loro occhi si riempirono di lacrime. Rimasero nella cucina piena di sole, tenendosi per mano, con il ricordo di tutte le volte che erano andati a Forest  Farms, nel bosco appena fuori Ann Arbor, a tagliare un albero. Benny con la sua giacca a vento gialla, tutto orgoglioso perché Frank gli aveva lasciato credere che aveva davvero aiutato il suo papà ad abbattere l’albero. Ellie che scaldava il sidro appena tornavano a casa, mentre padre e figlio mettevano l’albero sul piedistallo. Frank che saliva sulla scala per fissare la stella d’argento in cima l’albero. Loro due che stavano alzati fino a tardi alla vigilia a impacchettare i regali per Benny.

“Dio mio” disse Frank, con la voce roca, “Oh, Dio”.

“Non avevo intenzione di prendere un albero” disse Ellie, “ma quando l’ho visto al mercato non sono riuscita a resistere”. Le si incrinò la voce. “Io . . . avevo la sensazione che fosse lui a chiedercelo”.

Frank annuì. “Va bene”. Fece uno sforzo evidente per controllarsi. “Ma dovrai aiutarci a decorarlo”.

Ci misero meno di dieci minuti a completare l’opera. Prima appesero i fili d’argento sull’albero, che era alto poco più di sessanta centimetri. Ellie aveva comprato una piccola stella blu e Frank la mise in cima. Guardarono insoddisfatti  il patetico alberello e Frank ripensò all’enorme, luccicante albero alto più di due metri che decorava il soggiorno della casa di Ann Arbor. Come siamo caduti in basso, pensò.

Ramesh chiuse un occhio e guardò la loro opera. “ Ci vuole la neve” disse. Poi si volto vero Ellie. “Hai del cotone in casa? A scuola usiamo quello”. E così  presero dei batuffoli di cotone e li sistemarono sui rachitici rametti di plastica. Frank pensò con rammarico che, per colpa di quello stupido di suo padre, Ramesh si era perso la possibilità di vedere la neve vera, a dicembre. “La neve è bianca come il cotone?” chiese Ramesh.

“Più bianca”.

“Come il gelato alla vaniglia?”

“Più o meno” disse Frank sorridendo. “Però è a fiocchi. Se metti un fiocco di neve sulla lingua si scioglie. E sai che non si trovano due fiocchi uguali?”

Ramesh rifletté per un attimo: “In tutto il mondo non ci sono  due fiocchi uguali?”

“Proprio così: Come le impronte digitali”.

Il ragazzino lo guardò piegando il capo. “Impossibile”.

“Ma vero”.

Lasciarono Ramesh a guardare la tivù e tornarono in cucina. Mentre aiutava Ellie a tagliare i pomodori, Frank pensò che i bambini erano come fiochi di neve, non ne esistevano due uguali. Benny e Ramesh erano molto diversi, avevano una personalità unica,ed entrambi una bellezza speciale. “

. . .

Da: “Il prezzo del paradiso” di Thrity Umrigar

Thrity Umrigar, nata in India vive attualmente in America.

Il prezzo del paradiso” è ambientato prima in USA e poi in India. La storia racconta la vita di Frank ed Elly, una coppia che ha vissuto a lungo felicemente, fino alla morte improvvisa del figlio Benny.

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