Fiori, ortaggi, erbe aromatiche

Immagine1Immagine2Immagine3Immagine4Immagine5Immagine6Immagine7Immagine8Immagine9Immagine10Immagine11Immagine12Immagine13Fotografie di Clelia

 

7 anni, auguri.

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Amica mia, è di nuovo il tuo compleanno, eh sì … gli anni passano per tutti. Ma, visto che l’unione fa la forza, insieme alla nostra nuova compagna di giochi

photo_2016-05-22_19-50-15ti abbracciamo e ti auguriamo una vita piena di gioia, di fantasia, di tenerezza. Riempi sempre il tuo cuore di amore.

“Elsa Wertman” da Antologia di Spoon River

Ero una campagnola tedesca
dagli occhi azzurri, rosea, robusta e felice.
E il primo posto dove lavorai fu da Thomas Greene.
Un giorno d’estate che lei era fuori,
Thomas s’infilò in cucina e mi prese
stretto fra le braccia e mi baciò sulla gola,
distogliendo io la faccia. Nessuno di noi due
ebbe l’aria di accorgersi di quello che avvenne.
E io piangevo del mio avvenire,
e piansi quando il mio segreto si vide.
Un giorno lei mi disse che aveva capito,
e non avrebbe fatto chiasso
e, poiché era senza figli, adotterebbe il mio.
(Thomas le aveva dato una cascina perché se ne stesse
                 tranquilla).
Così lei si nascose in casa e mandò in giro voci
come se ciò che accadeva accadesse a lei.
E tutto andò bene, e il bimbo nacque. Furono così gentili
                con me!
Più tardi sposai Gus Wertman,e passarono gli anni.
Ma – alle adunanze politiche quando il pubblico credeva
che io piangessi
all’eloquenza di Hamilton Greene –
non era questo.
No! Avrei voluto gridare:
“Quello è mio figlio! mio figlio!”

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River
A cura di Fernanda Pivano
Einaudi Editore

“Oggi ventun marzo”

“Oggi ventun marzo”

Oggi ventuno marzo entra l’Ariete
nell’equinozio e picchia la sua
testa maschia contro alberi e rocce,
e tu amore stacchi
ai suoi colpi il vento d’inverno
dal tuo orecchio inclinato
sull’ultima mia parola. Galleggia
la prima schiuma sulle piante, pallida
quasi verde e non rifiuta
l’avvertimento. E la notizia corre
ai gabbiani che s’incontrano
fra gli arcobaleni: spuntano
scrosciando il loro linguaggio
di spruzzi che rintoccano
nelle grotte. Tu copri il loro grido
al mio fianco, apri il ponte
fra noi e le raffiche
che la natura prepara sottoterra
in un lampo privo di saggezza,
oltrepassi la spinta dei germogli.
Ora la primavera non ci basta.

da: “Tutte le poesie” di Salvatore Quasimodo

Lesser Ury - Foresta della betulla in PrimaveraLesser Ury “Foresta della betulla” 1890

14 febbraio S.Valentino 1978: Vorrei essere …

Ho ritrovato un biglietto all’interno di un libro con questa dedica:

“14 febbraio S. Valentino 1978

Vorrei essere

quel punto nel

vuoto

che a volte

fissi distratta

saresti ancor

più mia

in quell’attimo

in cui non sai

d’esistere.”

“Se io fossi …”

SE IO FOSSI UN LIBRO …

… avrei MILLE STORIE da raccontare

e sempre un lieto fine da regalare.

Avrei pagine colme di sogni, colori, parole,

sorrisi, e luoghi meravigliosi da visitare.

Con “C’ERA UNA VOLTA …”

potrei cominciare e a ogni pagina fruscerei felice,

STROPICCIATO DA DITA IMPAZIENTI.

da: “Se io fossi …” edizioni Pon Pon

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“Il trifoglio” di Evgenij Evtušenko

Al fruscìo del campo di trifoglio / al cigolìo del pino nel vento mi soffermerò. Tendendo l’orecchio ricordando che un giorno anch’io morirò.

Ma sul tetto vicino alla grondaia / si leverà un bimbo con il turgido colombo / ed io lo capirò che morire è crudele / verso se stessi e più ancora verso gli altri.

Non può sentire la vita chi non sente la morte. / Non scompariremo come l’acqua nella sabbia, / ed i vivi che verranno dopo i morti, / non li potranno mai sostituire.

Di questa vita qualcosa ho capito / vuol dire che non ho vissuto invano. / Ho scordato, sembrava, tutto ciò che ricordavo, / ma ho tenuto a mente tutto ciò che ho scordato.

Ho capito che da bambini la neve sembra più soffice, / e da giovani le colline sono più verdi. / Ho capito che nella vita ci sono tante vite, / quante volte, in questa vita, abbiamo amato.

Ho capito che in segreto ero unito / a tanta gente insieme, / gente di tutti i tempi.

Ho capito che l’uomo è infelice, / perchè sempre cerca la felicità. / La felicità talvolta, è tanto ottusa. / La felicità ha uno sguardo vuoto e spensierato.

Il dolore guarda, chinando, triste, il capo / e perciò vede in profondità. / La felicità è come uno sguardo dall’aereo. / E il dolore vede la terra senza orpelli.

La felicità è in qualche modo traditrice. / E dal dolore l’uomo non è mai tradito. / Anch’io, incauto, sono stato felice, / ma grazie a Dio la felicità non si è mai avverata.

Volevo ciò che è impossibile. / Ed è un bene che non l’abbia avuto. / Io vi amo uomini-gente, / e la ricerca della felicità ve la perdono.

Ora sono diventato felice e per sempre, perchè non cerco la felicità. / Vorrei soltanto, sulle labbra impietrite, / conservare la dolcezza del trifoglio. /Lasciatemi soltanto una piccola debolezza, / quella di non morire completamente.

Evgenij Evtušenko

 

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