La musica crea emozioni e ci accompagna in molti momenti della vita quotidiana.
Le canzoni ci ricordano un evento, piacevole o doloroso: alcune ci rimangono impresse per molto tempo e basta riascoltarle o risentirle alla radio, al cinema o alla televisione che subito dai cassetti dei ricordi riemergono certe situazioni dimenticate; quelle orecchiabili, le ascoltiamo, le cantiamo, le balliamo.
Le canzoni d’amore, quelle che ci hanno fatto sognare, quelle che ci hanno fatto battere il cuore, piangere, disperare, innamorare.
Poi i testi di alcune canzoni sono … poesia. Associamo la dolcezza di una bella musica ad un odore, ad un momento, ad una persona, ad un luogo, si rivivono emozioni, immagini e sensazioni, anche forti, fino a farci piangere. E quante volte la musica o una canzone ci trasportano altrove e ci fanno sognare e sperare. E quante volte sentiamo di vivere una storia come quella raccontata nella canzone?
Adoro Enrico Ruggeri che, dai testi delle sue canzoni, sembra conoscere bene il mondo femminile. Appena ho ascoltato e letto le parole di questa canzone “Vivi”, me la sono sentita addosso come un vestito.
Si può vedere l’amore in tanti modi quando cambia la vita
E masticare dolore fino a fare sanguinare le dita
Si può giocare ad amare con le luci ricoperte di seta
Ma per avere l’amore devi dare tutto il meglio di te
E l’abitudine consuma con il tempo
E c’è qualcosa dentro te che ti confonde
E tutto gira lentamente e gli anni passano
Persone che hai vicino a te non ti sorprendono più
E quando non ti meravigli c’è una parte che sa
Inesorabilmente muore e non si sveglierà
Vivi con i sogni di questa realtà
Vivi e disegnati un’altra realtà
Ogni bisogno d’amore è il centro attorno a cui girare la ruota
Che non si deve fermare fino a quando non si ferma la vita
Tu non avere timore di cambiare e di cercare la meta
Ma per avere l’amore devi dare tutto il meglio di te
È l’abitudine che rende lento il tempo
E il meglio resta dentro te e si nasconde
E tutto gira su se stesso e gli anni passano
Persone che hai vicino a te non ti capiscono più
È meglio fare cento sbagli che non muoversi
Chi ha dentro un angelo che muore un giorno se ne andrà
Vivi con i sogni di questa realtà
Vivi e disegnati un’altra realtà
Ogni bisogno d’amore è il centro attorno a cui
Girare la ruota
Contemporaneamente ho pensato alla scena del quadro di Edward Hopper “Stanza a New York“, 1932.
La finestra ritorna spesso nei dipinti dell’artista.
E’ una finestra aperta su una stanza di un edificio come tanti. All’interno, un salotto, una coppia: l’uomo legge il giornale, la donna accenna alcune note sul piano mentre segue il filo dei suoi pensieri.
Sono incapaci di conunicare. Fra loro c’è un silenzioso isolamento e una profonda solitudine.
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