E’ stato faticoso leggere tutto questo libro e arrivare alla fine.
Già dalle prime pagine, nel leggerlo, ho provato una sensazione di freddo e la voglia di chiuderlo per allontanare dalla testa quelle immagini di sofferenza, i ricordi, le amarezze descritte da Gino Strada, durante la sua esperienza di medico sugli scenari di guerra: Afghanistan, Perù, Bosnia, Gibuti, Somalia, Etiopia, Kurdistan, Cambogia.
Poi ho ripreso la lettura per rendermi conto di cosa è veramente la tragedia, lo strazio e il dolore fisico.
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...“Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’hanno raccolta sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…” e si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo, adesso posso collocare come un puzzle il pezzo di plastica che ho in mano, è l’estremità dell’ala. “…Vengono giù a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota. Chiedi ad Abdullah, l’autista dell’ospedale, uno dei bambini di suo fratello ne ha raccolta una l’anno scorso ha perso due dita ed è rimasto cieco”.
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Alla fine del libro c’è la dedica alla moglie Teresa Sarti, morta il 1° settembre 2009, è una bellissima dichiarazione d’amore:
“Ho voluto metterla alla fine, questa dedica, perchè tutto quello che precede, esattamente tutto, è stato reso possibile dalla generosità, dall’intelligenza, dalla pazienza e soprattutto dall’amore di Teresa.
Così una dedica si è trasformata nella logica conclusione di questo libro che, anche se poca cosa, è interamente suo.
Lei lo ha “scritto” lasciandomi scorrazzare per il mondo, lasciando che togliessi a lei, e a nostra figlia, tempo, dedizione, sostegno, e purtroppo anche amore.
Lei lo ha scritto, sopportando di non sentire mie notizie per mesi pur sapendomi in zone di guerra, sobbarcandosi da sola l’educazione di una figlia e i cento guai di una famiglia, aspettando i miei ritorni, ascoltando ogni volta le mie preoccupazioni, coccolando i miei sogni e le mie follie.
Senza mollarmi mai, anche quando lo avrei capito cento volte…
Non sono mai stato capace di dirgliele di persona fino in fondo, queste cose, per lo stupido orgoglio che è sempre lì a proteggere la mia fragilità.
Ma vorrei che lei sapesse che in ogni momento di questi lunghi anni, anche quando mi sentivo soddisfatto-indipendente-autonomo-realizzato, anche quando…non ho mai smesso di sentire dentro una tristezza, tanta nostalgia, un sacco di rimorsi. Spesso mi sono sentito un ladro, un truffatore.
Avrei dovuto essere vicino a lei, darle amore e aiuto, partecipare ai suoi problemi, insomma esserci.
E invece ero in giro a occuparmi di me e di gente strana, col turbante o con gli occhi a mandorla, di bambini altrui, di sconosciuti che ho curato perchè andava fatto ma forse, innanzituttto, per la mia personale soddisfazione.
A qualcuno sarò stato utile. Che cosa io abbia guadagnato non lo so, so di certo che cosa ho perso.
Tornassi indietro, rifarei quasi tutto. Vorrei solo che al mio fianco, in ognuno dei tanti luoghi pieni di sofferenza che ho visto, ci fosse sempre lei.
A consigliarmi, a impedirmi di sbagliare, a dividere con me momenti importanti, che solo la sua presenza avrebbe potuto rendere irripetibili.
A Teresa.”
Luigi Strada detto Gino, è un chirurgo italiano, fondatore di Emergency.
Teresa Sarti Strada, co-fondatrice, insieme al marito Gino Strada, di Emergency.