“Io non ho bisogno di denaro” – Alda Merini

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

da “Terra d’Amore”, 2003

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1° novembre 2009), poetessa e scrittrice.

Lawrence Alma Tadema

Bucaneve (Galanthus nivalis)

Bucaneve , il nome deriva dal greco e significa “latte e fiore”. E’ detto anche “stella del mattino”, perchè è uno dei primi fiori a sbocciare dopo l’inverno.

I suoi fiorellini candidi fanno capolino da fine gennaio, spesso spuntano prima loro delle foglie. Cresce spontaneo nel sottobosco, ma si adatta anche nei giardini o in vaso, purchè al riparo dal sole. Se a suo agio, si espande generosamente, come un gradito ospite fisso.

“Febbraio
Un mese è passato, un altro è cominciato
Da quando allegre campane festeggiarono l’anno morente,
E germogli di molto raro verde cominciarono a spuntare,
Come impazienti di un sole più caldo;
E benché le lontane colline siano brulle e spoglie di colore,
Il virgineo bucaneve, come un guizzante fuoco,
Penetra la fredda terra con la sua verde screziata cuspide
E nei boschi oscuri il piccolo vagabondo
Può trovare una primula.

1° febb. 1842 Harthley Coleridge”
Da “Il diario di campagna di una signora inglese del primo novecento” Edith Holden (1871-1920).E’ il diario autentico di una giovane donna del primo Novecento scoperto per caso in una biblioteca di una casa di campagna, interamente scritto a mano. L’autrice ha annotato in parole, disegni e acquerelli i fiori, gli insetti e il paesaggio che la circondava, insieme alle poesie predilette, attraverso il ciclo delle stagioni

"Sono il simbolo della speranza e della vita"




“La finestra sul cortile” e “La finestra di fronte”.

foto di "Mi Piace Amaro"

Ho ricevuto questa fotografia dalla mia amica “Mi Piace Amaro” ed ho subito pensato al film La finestra sul cortile”, film del 1954 con James Stewart e Grace Kelly, regia di Alfred Hitchcok.

Un fotoreporter, costretto all’immobilità per una frattura, riempie le sue noiose giornate guardando sugli appartamenti dei vicini da una finestra del soggiorno, da una vicenda umana all’altra. Il passatempo diventa fissazione quando si convince che in uno di questi è accaduto un omicidio. Questo film è un capolavoro.

Poi ripensando, mi sono ricordata di un altro film “La fnestra d fronte” del 2003, diretto da Ferzan Ozpetek, con Giovanna Mezzogiorno, Raoul Bova e la commovente presenza di Massimo Girotti, morto pochi giorni dopo la fine delle riprese.

E’ vero, non so quasi niente di lei. So solo che esce tutte le mattine alle otto per andare ad accompagnare i bambini a scuola. Con lei c’è sempre una sua amica, con dei bambini di colore. So che la sera, dopo aver finito di lavare i piatti, rimane un po’ da sola in cucina a fumare, e spegne la sigaretta sotto l’acqua del rubinetto. So anche che la notte spesso gira per casa. Si avvicina alla finestra e guarda fuori, ma non so cosa vede”. (Frase tratta dal film).

Ho lasciato questo video, anche se disattivato, perchè è perfetto per questo articolo. Si può vedere comunque, cliccando sopra “Guarda su You Tube”.

“Pappagalli verdi”. Gino Strada. Cronache di un chirurgo di guerra.

E’ stato faticoso leggere tutto questo libro e arrivare alla fine.

Già dalle prime pagine, nel leggerlo, ho provato una sensazione di freddo e la voglia di chiuderlo per allontanare dalla testa quelle immagini di sofferenza, i ricordi, le amarezze descritte da Gino Strada, durante la sua esperienza di medico sugli scenari di guerra: Afghanistan, Perù, Bosnia, Gibuti, Somalia, Etiopia, Kurdistan, Cambogia.

Poi ho ripreso la lettura per rendermi conto di cosa è veramente la tragedia, lo strazio e il dolore fisico.

. . .

...“Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’hanno raccolta sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…” e si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo, adesso posso collocare come un puzzle il pezzo di plastica che ho in mano, è l’estremità dell’ala. “…Vengono giù a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota. Chiedi ad Abdullah, l’autista dell’ospedale, uno dei bambini di suo fratello ne ha raccolta una l’anno scorso ha perso due dita ed è rimasto cieco”.

. . .

Alla fine del libro c’è la dedica alla moglie Teresa Sarti, morta il 1° settembre 2009, è una bellissima dichiarazione d’amore:

“Ho voluto metterla alla fine, questa dedica, perchè tutto quello che precede, esattamente tutto, è stato reso possibile dalla generosità, dall’intelligenza, dalla pazienza e soprattutto dall’amore di Teresa.

Così una dedica si è trasformata nella logica conclusione di questo libro che, anche se poca cosa, è interamente suo.

Lei lo ha “scritto” lasciandomi scorrazzare per il mondo, lasciando che togliessi a lei, e a nostra figlia, tempo, dedizione, sostegno, e purtroppo anche amore.

Lei lo ha scritto, sopportando di non sentire mie notizie per mesi pur sapendomi in zone di guerra, sobbarcandosi da sola l’educazione di una figlia e i cento guai di una famiglia, aspettando i miei ritorni, ascoltando ogni volta le mie preoccupazioni, coccolando i miei sogni e le mie follie.

Senza mollarmi mai, anche quando lo avrei capito cento volte…

Non sono mai stato capace di dirgliele di persona fino in fondo, queste cose, per lo stupido orgoglio che è sempre lì a proteggere la mia fragilità.

Ma vorrei che lei sapesse che in ogni momento di questi lunghi anni, anche quando mi sentivo soddisfatto-indipendente-autonomo-realizzato, anche quando…non ho mai smesso di sentire dentro una tristezza, tanta nostalgia, un sacco di rimorsi. Spesso mi sono sentito un ladro, un truffatore.

Avrei dovuto essere vicino a lei, darle amore e aiuto, partecipare ai suoi problemi, insomma esserci.

E invece ero in giro a occuparmi di me e di gente strana, col turbante o con gli occhi a mandorla, di bambini altrui, di sconosciuti che ho curato perchè andava fatto ma forse, innanzituttto, per la mia personale soddisfazione.

A qualcuno sarò stato utile. Che cosa io abbia guadagnato non lo so, so di certo che cosa ho perso.

Tornassi indietro, rifarei quasi tutto. Vorrei solo che al mio fianco, in ognuno dei tanti luoghi pieni di sofferenza che ho visto, ci fosse sempre lei.

A consigliarmi, a impedirmi di sbagliare, a dividere con me momenti importanti, che solo la sua presenza avrebbe potuto rendere irripetibili.

A Teresa.”

Luigi Strada detto Gino, è un chirurgo italiano, fondatore di Emergency.

Teresa Sarti Strada, co-fondatrice, insieme al marito Gino Strada, di Emergency.


Haiti. “Scossa di coscienza” di Massimo Gramellini

Haiti, un Paese che non c’è più.

Le immagini nei vari Telegiornali e quelle che corrono sul Web sono terribili, perchè ancora una volta colpiscono le popolazioni già sfortunate.

Leggendo su “La Stampa – Buongiorno” di Massimo Gramellini, ho provato la stessa sensazione che ha descritto nel suo articolo in data odierna, ricco come sempre di sensibilità:

Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com’era la vita nell’isola, fino all’altro ieri. Ho appreso che l’ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l’aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull’incongruenza di una situazione che – complice la potenza evocativa delle immagini – mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire.

Volevo inserire una immagine, ma sono talmente crude che ho preferito mettere questa di un ritrovamento, con la speranza che ce ne siano il più possibile.

Tra i bambini sopravvissuti. Immagine "La Stampa"

“Non abbandonarti”

Sono quasi finiti i giorni di festa e bisogna guardare la realtà.

L’anno incomincia con cambiamenti radicali nella mia vita: chiudo, ma non dimentico, un lungo capitolo importante e ne apro un altro con la speranza di trovare un pò di pace, tranquillità e fiducia in me stessa.

Non sarà facile, fortunatamente avrò le giornate impegnate ma ci saranno momenti difficili soprattutto quando sarò sola con me stessa e cercherò di addormentarmi la sera. Allora in quei momenti i pensieri e i dubbi verranno a trovarmi: avrò fatto la scelta giusta? Dove ho sbagliato? Avrò fatto soffrire qualcuno? Ce la farò?

Il dolore c’è, è inutile negarlo, ma anche questo serve per crescere. Mi faccio gli auguri da sola e soprattutto non voglio essere quella che si piange addosso. Ho ancora voglia di sorridere e di sognare. Il tempo rimarginerà le ferite…tutto si aggiusterà. Sono già molto fortunata ad avere affetti importanti che sicuramente non mi tradiranno mai.

Questa poesia racchiude quello che ho bisogno di sentirmi dire in questo momento, la rileggerò spesso.

Non abbandonarti, tienti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell’oriente
di tra l’intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.

Coraggio, non aver paura.
Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d’ogni certezza, non son figli
dell’aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo s’è fatto chiaro.

Coraggio, non aver più paura.

Rabindranath Tagore – scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo indiano nacque a Calcutta nel 1861 e morì a Santi Niketan Bolpur, nel 1941. Premio Nobel per la letteratura nel 1913.

John William Waterhouse

Torta allo yogurt (tipo Paradiso).

Usare il vasetto di yogurt come misurino.

1 vasetto di Kyr – yogurt bianco da 125 gr.-
3 uova
2 vasetti di zucchero
3 vasetti di farina “00″ (2 di farina + 1 di frumina o fecola)
1 vasetto di olio d’oliva
1 bustina di lievito
1 limone (1 cucchiaino di succo + scorza gratt.)
un pizzico di sale.

- Montare a neve gli albumi con un pizzico di sale,
- sbattere i rossi con lo zucchero
- aggiungere farina e lievito setacciati
- unire gli altri ingredienti e alla fine, delicatamente, i bianchi montati a neve.
- mettere in una teglia imburrata e infarinata e infornare per circa 40 min. a 180°, a secondo del forno.
- controllare con uno stecchino la cottura.
- prima di servirla cospargerla con lo zucchero a velo.

Henri Fantin-Latour

Un dolcissimo Buon Anno a tutti!

25 Dicembre 2009 – Natale

A U G U R I

“L’amore è sempre nuovo”. Paulo Coelho

“L’amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L’amore può condurci all’inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. E’ necessario accettarlo, perchè esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e coglierli. E’ necessario ricercare l’amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perchè, nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva.”

Paulo Coelho è uno scrittore e poeta brasiliano.

Dedico a tutti, come augurio di Buone Feste, questa meravigliosa canzone di Louis Armstrong “What a Wonderful World”. Fu registrata nel 1968 e poi di nuovo nel 1970, un anno prima della sua morte.

Torino bianca, la prima neve in città.

Immagine presa da "La Stampa"